T come TUTA e…

per una ragazzina degli anni ’80/’90 come me, immediatamente, il pensiero va a  quel tessuto acetato, dai colori sgargianti e dagli accostamenti improponibili che assicurava un EFFETTO SERRA garantito e un microclima con caratteristiche diverse da persona a persona.

T come TUTA e…

il camerino di una nota catena di abbigliamento nel quale ho realizzato che la jumpsuit che avevo indosso non reggeva assolutamente il confronto con la tuta da lavoro del mio meccanico…In fatto di eleganza avrebbe sicuramente vinto lui! Il tutto avvalorato dalla fragorosa risata di mia madre, a chiara conferma della mia affermazione.

T come TUTA…

ed è la T, la forma a cui  rimanda visivamente.

T come Thayaht, palindromo nome d’arte di Ernesto Michaelles, scultore,pittore,fotografo,architetto, inventore,disegnatore e orafo fiorentino, che assegna alla lettera T il ruolo di una vera rivoluzione che dura da 100 anni.

T come TUTA

un capo a forma di T con quattro tasche senza spreco di tessuto, la risposta “all’assoluta impossibilità di cambiare i vecchi vestiti con qualcosa di nuovo e di fresco”. Un capo “democratico”in opposizione concreta agli abiti della moda parigina del tempo , una moda davvero costosa e non accessibile a tutti.

T come TUTA

la tuta è adatta per ogni occasione e tutte le stagioni. Per lo sport, per il lavoro, come abito da sera, per dormire,per la città, per la campagna, per la montagna,per la spiaggia, per l’automobile,per viaggiare, per i giorni di scuola e di vacanza, per la fattoria, la fabbrica, l’ospedale e il laboratorio.

Tutti con la Tuta, volantino 1920

T come TUTA

La versione maschile,prima, e femminile,poi, è il frutto della collaborazione con una grande artista della moda contemporanea di Thayaht, Madeleine Vionnet, “la regina del fluido sbieco e del drappeggio”.

La Tuta, Thayaht e Madeleine Vionnet lanciano una sfida alla couture francese imponendo un nuovo sistema sartoriale volta a creare, così, una rivoluzione nel modo di vestire.

Quello tra Vionnet e Thayaht è un sodalizio molto importante per la moda anni ’20. Madame Vionnet commissiona ad Ernesto la realizzazione delle tavole pubblicitarie per la “Gazette du Bon Ton” -per intenderci, riviste patinate come “Vogue” o “Marie Claire“- oltre che ideatore e creatore di collezioni per la maison parigina.

In poco tempo, la tuta entra dalla porta principale del sistema moda parigino abbandonando l’idea di un abito universale di massa, dal prezzo basso, respingendo l’idea che l’eleganza non avesse “niente a che fare con la qualità della stoffa”.

In origine fu T come TUTA.

Negli anni,poi, il concetto di tuta si è evoluto e differenziato a seconda del contesto in cui si usa. Tracksuit è la tuta da ginnastica, molto, molto lontana dalla tuta di Thayaht,ma attualmente must have, rielaborata in chiave cool da grandi marchi. Jumpsuit è la tuta che si adatta alla sera con accessori più eleganti e alla mattina con uno stile più casual. Overall è quella coprente per citarne solo alcune.

Fatto sta, che la TUTA ha attraversato un intero secolo evolvendosi e rimanendo sempre un capo da avere nel guardaroba. Negli anni’70,g le ricordiamo ricche di paillettes, mentre gli ’80s sono quelli delle spalle pronunciate alla Ziggy Stardust e poi, come dimenticare il periodo anni’90 e il tessuto acetato? C’è una tuta per ogni epoca e siamo certi sarà così anche in futuro! La tuta andrebbe certamente inserita in una capsula del tempo.

Allora, 100 di questi anni TUTA!

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