Amo il Silenzio.

 

In un mondo, quello dei social, in cui il mood è piuttosto “Scrivi, sempre e comunque!”, “Si veloce! Posta costantemente foto, parole, video e chi più ne ha più ne metta!”, io amo il Silenzio. Non sempre, intendiamoci. Ma ritengo che, a volte, sia necessario per recuperare il contatto con noi stessi, con il mondo che ci circonda, non solo quello che “appare” (pur sempre molto interessante e fonte di spunti).
Il Silenzio, quel ‘non luogo’ attraverso il quale puoi guardare un cielo stellato e trarne ispirazione (come è accaduto a generazioni e generazioni che non avevano altra possibilità e che,magari, avrebbero preferito un pò di rumore!).
Il Silenzio e una certa Lentezza ( e chi mi conosce sa che me ne intendo proprio di lentezza!) che ti fa assaporare la vita mentre leggi un libro, guardi un quadro o scatti una foto (che poi, sul discorso foto,la lentezza non sia sempre amica della fotografia, questo è un dato da considerare!).

Il Silenzio che ti consente di esplorare te stesso mentre viaggi e percorri strade che non conosci, scoprendo punti di contatto tra te e un luogo, una città che fino a poco prima era del tutto sconosciuta. Il concetto di “viaggiare lentamente” , una “scoperta” del turismo attuale.

Il Silenzio che è in netto contrasto con ciò che richiede il “mercato” – il marketing prima di tutto!- ma è quel ‘non luogo’ in cui mi rifugio e mi ricarico, pur sapendo che può diventare un’arma puntata contro di me.

Eppure, in una visione assolutamente personale, il Silenzio è anche così Vintage!

Questo lo dico pur smentita dai fatti. Amo, anzi amiamo, io e l’altra perfetta metà di EleganteMente, gli anni’20 che, di silenzioso non hanno poi molto. Il ritmo dei “ruggenti 20’s” è frenetico, tutt’altro che silenzioso. Così come gli anni’30, inaugurati da quel tonfo catastrofico e rumoroso della Borsa di Wall Street e proseguiti con un sentimento di paura costante e rumorosa e un’incessante attività di ripresa. Forse, solo gli anni’40 potrebbero interpretare il Silenzio, manifestato da un rigore mostrato anche nell’abbigliamento, ma inesorabilmente rotto dal fragore delle bombe e dalle urla di disperazione di chi moriva sui campi di battaglia e dai pianti inconsolabili dei famigliari dei caduti. E gli anni’50? La rinascita con il desiderio di fare e sentire rumore,ma un rumore piacevole, la musica e il juke-box sempre presente. Allo stesso modo, i 60’s e i 70’s…poco silenziosi effettivamente!

 

Eppure, vintage e silenzio,per me, viaggiano fianco a fianco, forse perchè la ricerca di qualcosa che sia vintage richiede uno studio e un’attenzione ai particolari che solo con il silenzio e la lentezza si può fare?

Foto dal web

Se il silenzio è d’oro l’elettrochoc è la rovina del silenzio

Alda Merini

Elegantemente a presto!

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