Chiamarla solo fotografa è riduttivo.

Attrice e fotografa? Non basta.

Rivoluzionaria,poliedrica,passionale artista, attrice e fotografa…forse questa descrizione potrebbe già dare un’idea di questa donna dalle molteplici sfaccettature.

Lei è Tina Modotti.

Tina Modotti

Capace di fotografare con immagini e parole il mondo di inizio XX secolo. La sua vita è strettamente connessa con il contesto culturale vicino al partito comunista.

Fortemente passionale, l’amore per la fotografia e l’arte si intreccia inevitabilmente con la sua vita privata e con gli interessi sociali e politici. Prima Weston, illustre fotografo americano con il quale Tina intreccia una passionale storia d’amore e fotografia. Poi Julio Antonio Mello, rivoluzionario cubano, il suo grido di battaglia è “Cuba Libre”. Più giovane di Tina, apporta notevoli cambiamenti e nuove conoscenze nella vita della fotografa, tra queste Frida Kahlo. L’amore tra Tina e Mello è intenso, ma dura poco a causa della morte del rivoluzionario. Infine , è la volta di Vittorio Vidali, l’uomo cardine del Comintern russo, col quale la Modotti intreccia un lungo e intricato rapporto privato e politico.

L’amore e la fotografia percorrono strade parallele, si intersecano, si allontanano e poi si scontrano per tornare a correre in parallelo.

Nata ad Udine, si trasferisce a Los Angeles, ma è il Messico il luogo del cuore di Tina. Vi tornerà anche dopo la trasferta russa con Vidali.

In Messico conosce Diego Rivera e si innamora dei murales e della fotografia di strada, precedentemente il suo obiettivo aveva immortalato soggetti statici. Descrive i messicani attraverso i visi e le persone perchè per Tina è fondamentale toccare con mano la condizione umana. E’ il contesto culturale il vero nutrimento della sua anima fotografica.

Convinta che il ruolo della fotografia sia quello di cambiare il mondo, decide di abbandonarla nel momento stesso in cui il regime russo le propone di diventare occhio fotografico ufficiale. Il dubbio che la fotografia non sia più il giusto mezzo di comunicazione sociale le si è insinuato nella testa, ormai propende per il solo attivismo politico.

Vita, politica, fotografia,arte, passione, amore si intrecciano nel suo essere fino alla improvvisa morte avvenuta per infarto su un taxi, ma avvolta ancora in un alone di mistero.

Ogni volta che si usano le parole “arte” o “artista” in relazione ai miei lavori fotografici, avverto una sensazione sgradevole dovuta senza dubbio al cattivo impiego che si fa di tali termini. Mi considero una fotografa, e niente altro.

Tina Modotti,1929

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