Quando per un’intera giornata sei completamente catapultata in un’atmosfera anni’50 diventa naturale approfondire la rivoluzione introdotta all’epoca dal nuovo stile,dal “New Look”.

La storia del “New Look” ha inizio nel 1947 quando un certo Christian Dior ribalta i canoni della moda femminile fino ad allora “necessariamente” in voga.

C’è un periodo “Avanti Dior” e uno “Dopo Dior”.

Non solo nel mondo della moda, ma soprattutto nella vita del giovane Christian instradato per volere dei genitori alla carriera diplomatica, ma con il cuore e con la mente rivolto all’arte. Ed è a 30 anni che avviene la rottura col passato. Esattamente come la forbice che taglia il tessuto per plasmare un’opera d’arte, Dior ha l’opportunità di realizzare il suo sogno d’artista. Studia duramente, impara il mestiere e da vita al Dior couturier.

A trent’anni stavo per iniziare la mia vera esistenza.

Christian Dior

L’epoca che precede il nuovo stile è caratterizzata dall’inizio della Seconda Guerra Mondiale, dalla fuga di buyer e giornalisti americani dalle sfilate parigine, dall’interruzione del facile reperimento di materiali per il confezionamento di abiti e, soprattutto, dal razionamento imposto dai tedeschi per l’utilizzo dei tessuti e per il numero di modelli nelle collezioni.

La creatività parigina è questione di numeri!

3,25 metri di lana per il confezionamento di un abito

4,25 metri di lana utilizzabili per un cappotto

4,25 metri per la creazione di un tailleur.

La creatività è in trappola.

La penuria di materia prima è così tangibile che l’alta sartoria e la moda di strada cominciano a somigliarsi. Colori (monotoni), tessuti (poveri) e linee (squadrate) sono il leitmotiv del periodo “Avanti Dior”.

A cavallo della sua bicicletta, che scivola in silenzio sul grigio asfalto e contro il grigio del cielo, questa slhouette scura che attraversa a testa alta questi anni di tormenta.

Marie-France Pochna

Dior in effetti vede aggirarsi per le strade di Parigi questo prototipo di Donna: sostituisce l’uomo impegnato in scenari di guerra e, per questo, ha poco tempo per le frivolezze.

Nel frattempo, il couturier Dior acquisisce un certo spessore nella moda ferita dalla chiusura di molti atelier causa conflitto mondiale.

C’è chi- Marcel Boussac, il più importante imprenditore francese del settore cotoniero- investe su di lui, sul suo fervore, sulla sua passione, sulla sua preparazione e sulla sua creatività, disponendo per lui e con lui l’inizio di una nuova era.

Uscivamo da un’epoca di guerra, di uniformi, di donne soldato con spalle da boxeur.Disegnai delle donne fiore, spalle morbide, busto prosperoso, vite sottili come liane e gonne larghe come corolle.

Christian Dior

Dior aveva iniziato la sua rivoluzione.

La Donna cambiava aspetto grazie ad abiti ricchi, maestosamente opulenti capaci di riportare alla mente il periodo ottocentesco,ma con un’architettura nuova, moderna, scomodi da indossare e immobilizzanti, adeguatissimi per serate mondane in cui mostrare la propria femminilità, la propria ricchezza attraverso una moltitudine di strati di tessuto.

La stampa rimane affascinata dal nuovo stile Dior ed è Carmel Snow, potente redattrice di Harper’s Bazaar a condensare in sole due parole l’avvenuta rivoluzione: NEW LOOK! La immagino nel momento in cui, affacciandosi nell’atelier Dior, sia stata rapita dal vortice di questa inaspettata rivoluzione e la sua prima esclamazione sia stata: “Oh, what a wonderful NEW LOOK!”. Un appellativo in grado di spiegare la contrapposizione tra forme squadrate e penuria di tessuto e abbondanza di strati preziosi e linee arrotondate.

La silhouette “Corolle” aveva decisamente rotto col passato allungando le gonne, strizzando la vita e accorciando le giacche col fine di slanciare la figura femminile. Questa è la filosofia racchiusa nell’iconico “Suit Bar”, gonna a corolla di lana a pieghe abbinata ad un giacchino dalle forme arrotondate di shantung color avorio.

Il New Look ha vita breve, circa 7 anni. E’ lo stesso Dior ad apportare modifiche al ruolo della Donna tramite la creazione di abiti che si discostano dalla donna-fiore per offrirle più libertà di movimento. D’altro canto, le donne americane avevano accolto con un pò di scetticismo il ritorno di una donna “bloccata”.La linea “H”, quella “A” e quella “Y” sono una ulteriore rivoluzione applicata da Dior sul corpo della donna che, nonostante il tramonto del New Look, conserva l’esaltazione del punto vita e delle linee femminili.

Il New Look era perfetto per la Cafè Society che non aveva necessità di agire piuttosto di apparire, mostrare, ostentare. Il New Look consentiva un’evasione dalla realtà fatta perlopiù di ricostruzione post-bellica e penuria.

Abbiamo assistito a una rappresentazione teatrale come nessuna maison aveva mai fatto. Siamo state testimoni di una rivoluzione della moda e contemporaneamente di una rivoluzione nella maniera di mostrare la moda.

Bettina Ballard

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