“Post fata resurgo”

Potrebbe tranquillamente essere il motto della città di cui vi racconterò un pò di cosette.Posso dire di essere entrata in un vortice che, per ora, non intendo abbandonare. Lo confesso,ho una pseudo-ossessione per le nazioni e le città che parlano di storia recente, in cui i muri di ogni palazzo possono raccontare storie di vita appena passate e, nelle quali, è possibile trovare una testimonianza di un passato molto doloroso ancora vivo negli occhi di qualcuno. E’ questo il motivo per cui ho scelto Varsavia.

 

E ho scoperto che Varsavia è la città delle luci, nel senso letterale del termine.

Che Varsavia sia una città forte e determinata lo si capisce già dal suo stemma: una sirena armata di spada. Ma quando scopri che per ben 123 anni la Polonia è praticamente scomparsa dalle cartine geografiche per poi trovare una “ricollocazione” dopo la fine della seconda guerra mondiale, allora capisci come mai Varsavia sia stata in grado di rialzarsi dalle sue ceneri più di una volta.

La Sirena armata di spada è il simbolo di Varsavia e questa in particolare era l’insegna della biblioteca pubblica della città

Si perchè, Varsavia, è certamente anche la città delle ombre. La città con un passato di cui non riesce ad essere sempre fiera. La dominazione nazista aggredisce  i suoi abitanti,in particolare gli ebrei (fino ad allora molto ben inseriti nel contesto cittadino) lasciando una ferita indelebile e ancora dolente. Ma Varsavia si rialza. Nonostante il suo centro storico venga quasi totalmente distrutto nel 1944 dai tedeschi, i varsaviani ricostruiscono la città vecchia nei minimi dettagli riuscendo a centrare un gran bell’obiettivo: ricevere nel 1982 il riconoscimento come Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco come “unicum nella storia del restauro applicato su scala urbana”.

Luci ed ombre si alternano ritmicamente in quel di Varsavia.

E il mio racconto di Varsavia avverrà seguendo un fil rouge luminoso: il neon!

The blaze of crimson light from the tube told its own story and was a sight to dwell upon and never forget.

Travers

Si, Varsavia è la città dei neon! La città delle insegne luminose!

Il 1898 segna l’inizio della rivoluzione e corrisponde all’anno in cui Ramsay e Travers   fanno una brillante scoperta: il NEON, il cui nome già porta tutto il carico di questa novità.

Neon è Nuovo.

Il Neon, un gas inerte che offre innumerevoli potenzialità. George Claude le intuisce, fonda la compagnia che porta il suo nome ed esporta questa grande scoperta in America dove, le insegne a neon fanno rima con business.

Nel frattempo, nel 1926 Risler in Europa potenzia le caratteristiche di questo innovativo metodo per far pubblicità con un’ulteriore novità e un brevetto ad esso connesso: le insegne a neon che usano una miscela di argon e mercurio emettono una buona luce ultravioletta, ma, quando questa è assorbita da un rivestimento fluorescente inserito in un tubo, il rivestimento stesso brilla di luce propria.

“Philips neon” è la prima insegna accesa a Varsavia nel 1926.

E con essa torniamo alla storia luminosa di questa città che man mano si illumina sempre più: “Porter” e “Haberbusch and Schiele” alcuni esempi. Le terrazze e le facciate dei palazzi prendono vita grazie ai brillanti colori delle nuovissime insegne.

Ma le luci e le ombre si inseguono costantemente a Varsavia e la città, nel 1944, piomba nell’oscurità, le insegne che avevano illuminato i viali si spengono per dar spazio a necessità più impellenti: la sopravvivenza e la rinascita della città.

Nonostante tutto, le luci non si spengono mai totalmente. Alcune insegne continueranno a brillare nel buio della città: “K.K.O.”,”Femina” e cinema “Atlantic”  rischiarano il cielo di Varsavia.

Ma la vera rivoluzione avviene negli anni’50, in particolare dopo la morte di Stalin, quando si assiste ad una esplosione di creatività e il numero di insegne luminose si moltiplica con fare incessante perchè Varsavia desidera essere sempre più simile a Parigi, Londra e Amburgo. Inizia una nuova era luminosa.

Inizia il Processo di “Neonizzazione”. La Pubblicità fa rima con Arte.

Una stretta regolamentazione decisa dalla Commissione Pubblica per la Pubblicità applica nuove regole alla scelta di colori, font e aspetti tecnici delle insegne. Il neon si avvia ad essere una forma d’arte, non più solo un elemento di promozione commerciale. E come accade per tutte le installazioni artistiche, i neon seguono lo sviluppo urbano in perfetta armonia con l’architettura cittadina. I viali più importanti si arricchiscono di elementi decorativi in forma di neon. Nowy Swiàt, Aleje Jerozolimskie e Marszalkowska sono alcuni esempi di strade che si illuminano.

Un pool di architetti e artisti si occupa di “neonizzare” Varsavia. E non mancano studi e ricerche in ambito psicologico per stabilire il ruolo della pubblicità, compresa quella effettuata tramite le insegne neon, sulla popolazione polacca.

E’ un tripudio di luci quello che invade il panorama urbano di Varsavia. Le insegne con i caratteristici fonts, stabiliti a seconda del tipo di attività da pubblicizzare, diventano veri e propri punti di riferimento per i cittadini. Il neon è parte integrante delle facciate dei palazzi di Varsavia.

Il font utilizzato per l’insegna delle farmacie
Fonts utilizzati per le insegne

L’ascesa della pubblicità formato neon è inarrestabile. Unica ombra è la crescente burocratizzazione applicata alla richiesta di nuovi “semafori verticali”: troppe commissioni cui far riferimento e a questo si aggiunge una scarsa qualità tecnica dei neon polacchi che, presto, necessitano di manutenzione. Anche in questo caso, tra la richiesta e l’effettiva assistenza passano settimane e questo costituisce un problema a livello di costi che crescono proporzionalmente al passare del tempo.

I neon, però, costituiscono una grande ricchezza per Varsavia e si cerca di porre rimedio a questi problemi, soprattutto perchè gli artisti gareggiano letteralmente per accaparrarsi un posto sui palazzi da cui far campeggiare una propria opera d’arte.

Gli anni ’80 e la profonda crisi economica e politica nella quale è sprofondata la Polonia costringono le autorità a spegnere le insegne neon, troppo costose e simbolo di una ricchezza ormai non più presente. Nuovamente, come già avvenuto nel dopoguerra, i neon sono colpiti direttamente dalla crisi e la luce splendente lascia spazio ad un triste buio: non c’è posto nella Polonia socialista per elementi decorativi e , apparentemente, non funzionali.

Per questo motivo, molto del “patrimonio artistico luminoso” polacco ha rischiato l’oblio, ma grazie all’operato di David S. Hill e Ilona Karwinska, le insegne sono tornate al loro iniziale splendore nel vintage e, al tempo stesso, innovativo “Neon Muzeum” di Varsavia. Aperto nel 2005. Unico nel suo genere in Europa. Un museo da vedere. Non una semplice esposizione statica di neon, ma un dinamico e alternativo “racconto storico luminoso” del XX secolo di Varsavia.

David S. Hill e Ilona Karwinska

A noi, ElegantiMenti, è piaciuto particolarmente e per questo abbiamo deciso di raccontare questa città attraverso questa strada luminosa perchè, essenzialmente, Varsavia e i neon hanno un legame inscindibile.

 

NEON MUZEUM-Building 55 SOHO FACTORY – VARSAVIA

Per visitarlo, dal centro città potete prendere il tram in direzione Praga e avrete la possibilità di fare un salto indietro nel tempo in una Varsavia dal sapore antico.

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