Indossati guanti,tuta e casco, tutto è pronto. Si accendono i motori, entra in circolo “linfa vitale” che nutre e da energia. Il cuore meccanico inizia a pulsare, un colpo all’acceleratore e si crea quella meravigliosa miscela di emozioni, energia, potenza e libertà che solo una motocicletta può regalare.

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Il cuore e il motore si fondono diventando un unico organo che procede all’unisono scandendo il ritmo di una sinfonia creata da ogni singolo componente meccanico.

E’ così che possiamo capire la tenacia e la passione coltivata in un semplice garage dai due amici William Sylvester Harley e Arthur Davidson che nel 1901 creano un prototipo di motocicletta affiancando ad una normale bicicletta, un motore ancora acerbo e imperfetto, ma sinonimo di futuro.

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Allo stesso modo e con la stessa lungimirante intuizione George Hendee e Oscar Hedstrom capiscono che il futuro è da cercare nelle due ruote motorizzate. La sperimentazione è incessante e meticolosa, ogni cosa può essere migliorata.

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I progetti degli amici Harley e Davidson a Milwakee e quelli dei colleghi Hendee e Hedstrom a Middletown in Connecticut procedono su due binari paralleli spinti da una forza propulsiva dettata dalla voglia di vincere, di andare sempre più veloci, di essere generatori di libertà.

Con queste premesse, nascono le due più grandi case motociclistiche americane che sintetizzano in un unico mezzo di locomozione, forza, resistenza, potenza, controllo e libertà: nasce il mito della MOTOCICLETTA.

La Harley-Davidson e la Indian Motorcycle si affronteranno negli stessi anni, sullo stesso terreno di gioco, l’America prima e il resto del mondo poi, inanellando vittorie sportive e grandi vendite di mercato, convertendo solo temporaneamente (ma non senza conseguenze importanti) la produzione da civile a militare durante le due guerre mondiali, ma rimanendo sempre sinonimo di libertà, incarnando nell’immediato dopoguerra, per noi europei, il mito del grande sogno americano.

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Non a caso, Nando Moriconi inforca una Harley-Davidson WLA 750 nell’indimenticato “Un americano a Roma”, dove uno straordinario e italianissimo Alberto Sordi cerca di essere quanto più americano possibile.

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La gara fra Harley-Davidson e Indian si interrompe “fisicamente” solo per pure e semplici regole di mercato, fra bancarotte e acquisizioni, mentre il panorama motociclistico si arricchisce di tanti concorrenti provenienti dal resto del mondo (Moto Guzzi e Ducati in Italia, Honda in Giappone e BMW in Germania, per fare solo qualche esempio)  che pur apportando migliorie meccaniche non riescono ad eguagliare il mito della perenne competizione fra le due storiche aziende.

Ed è con la stessa passione che nasce MUD RUN OFF PARTY, un modo per celebrare questa eterna competizione sportiva, dal gusto retrò e dai modi gentili, contraddistinta dal puro e semplice desiderio di rievocare quel periodo storico in cui si scopriva la bellezza delle due ruote motorizzate e tutto il senso di libertà che possono donare. Su percorsi sterrati, rispettando un certo dress code e la voglia di divertirsi, si sfideranno  motociclisti con animo vintage e il mito della velocità nel cuore (…e nel motore!).

(…)Si ma non hanno paura di voi, hanno paura di quello che voi rappresentate.(…) quello che voi rappresentate per loro è la libertà.

Tratto da “Easy Rider”

Elegantemente a presto!

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